lunedì 8 giugno 2009

DISTRAZIONE MUSCOLARE




LE LESIONI MUSCOLARI
I termini “distrazione, stiramento e strappo muscolare”, rappresentano 
gradi diversi di un’unica lesione caratterizzata dalla rottura 
di un numero variabile di fibre muscolari.

Tale patologia è sempre secondaria ad un fatto traumatico acuto. 
Gli arti, soprattutto quelli inferiori, sono le sedi più comuni delle lesioni 
muscolari acute; più raramente si possono riscontrare patologie
a carico della muscolatura addominale e dorsale.

 

SINTOMATOLOGIA, DIAGNOSI E TERAPIA

L’abbondante vascolarizzazione del muscolo scheletrico determina, in 
occasione di una lesione, la fuoriuscita di una certa quantità di sangue: 
nei casi lievi il sangue rimane localizzato all’interno del ventre 
muscolare, mentre nei casi più gravi si superficializza, distendendo la 
fascia muscolare e costituendo veri e propri ematomi.

Le fibre interrotte hanno scarso potere di rigenerazione; il processo
di riparazione avviene quindi con formazione di tessuto cicatriziale, 
le cui proprietà elastiche risultano ovviamente inferiori a 
quelle del tessuto muscolare.

Le lesioni muscolari vengono classificate, dal punto di vista medico, 
proprio in rapporto all’entità del danno anatomico.

 

Lesione muscolare di 1° grado

In questo tipo di lesione sono danneggiate solo poche fibre muscolari ed il 
danno anatomico è modesto. Il dolore compare spesso alla fine dell’impegno
sportivo e, a volte, persino il giorno seguente. La caratteristica del 
dolore, comunque localizzato al ventre muscolare, è quella di accentuarsi
con la contrazione attiva e con lo stiramento passivo del muscolo stesso.

La diagnosi si pone interrogando l’atleta sui tempi di comparsa del dolore 
e verificando, con molta cautela, l’accentuazione dello stesso nella 
contrazione e nello stiramento del muscolo interessato.

La terapia si basa sul riposo (generalmente dai 4-5 ai 12-14 giorni),
sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori e miorilassanti
e sulla graduale ripresa dell’attività sportiva.

 

Lesione muscolare di 2° grado

E’ la forma di media gravità ed interessa un numero maggiore di fibre muscolari.

Il dolore è molto più acuto e compare durante una violenta contrazione
del muscolo, con una sensazione di “allungamento” del muscolo stesso; 
è accompagnato da una più o meno accentuata “impotenza funzionale” 
(spesso a “caldo” gli atleti riescono comunque a terminare la gara, 
mentre alla fine della stessa la sintomatologia dolorosa peggiora).

Le caratteristiche del dolore sono simili a quelle della 
lesione di 1° grado anche se più gravi.

La terapia prevede un periodo di riposo più lungo (14-30 giorni) ed
un’accurata rieducazione funzionale prima della ripresa della attività 
sportiva specifica. Sono utili i preparati antinfiammatori e miorilassanti 
e le pomate contenenti eparina, applicate per impacco 
(non per massaggio!) allo scopo di favorire il riassorbimento dell’ematoma.

Per abbreviare i tempi di recupero, nelle lesioni di gravità lieve e media,
si può praticare l’infiltrazione locale di farmaci antiedema, 
antinfiammatori e miorilassanti, utilizzando le tecniche della
Mesoterapia, ed applicare una fasciatura elastica 
adesiva medicata sulla zona della lesione.

 

Lesione muscolare di 3° grado

L’alto numero di fibre muscolari lesionate in questo grado di lesione 
muscolare comporta la “soluzione di continuità” anatomica del muscolo, 
percepibile alla palpazione come uno “scalino” nel contesto del ventre muscolare.

Il dolore violentissimo determina una completa impotenza funzionale e si rende 
sempre evidente un ematoma, dolente alla palpazione.

La terapia si basa essenzialmente su un lungo periodo di riposo 
(l-2 mesi) e talvolta si rende necessaria l’immobilizzazione
in apparecchio gessato per 15-20 giorni.

La ripresa dell’attività atletica deve essere estremamente cauta:
talvolta la voluminosa cicatrice presente può essere fonte di dolore per lungo tempo.

La forma più grave di lesione muscolare, la rottura completa di un ventre
muscolare, richiede un trattamento chirurgico entro i primissimi giorni; 
occorre sottolineare che la prognosi delle lesioni muscolari acute più 
gravi è da considerarsi riservata per quanto riguarda il pieno recupero
sportivo, anche quando venga instaurato un trattamento terapeutico 
corretto: importantissima è la prevenzione di questi traumi, da ottenere 
con adeguata preparazione fisica, riscaldamento accurato della muscolatura, 
stretching preparatorio e defaticante e corretta terapia 
delle forme di lesione meno gravi.

 

ESAMI NECESSARI

Ecografia muscolo-tendinea

Risonanza magnetica (nei casi più gravi e/o nelle lesioni profonde)

 

COSA FARE E COSA NON FARE

Da queste considerazioni derivano alcuni consigli validi per tutti 
i gradi delle lesioni muscolari acute:

è opportuna l’applicazione di ghiaccio sulla sede della lesione per diminuire 
l’eventuale fuoriuscita di sangue e l’edema reattivo ed ottenere quindi 
tempi di guarigione più brevi; la crioterapia non deve avere durata eccessiva
(non oltre le 24-48 ore, in base alla gravità del trauma), per evitare il 
pericolo di “organizzazione” dell’ematoma (aumento della consistenza 
con deposito di sali di calcio, da cui deriva allungamento dei tempi di recupero e
talvolta residui calcifici nell’ambito del ventre muscolare interessato dal trauma);

è assolutamente da evitare qualunque forma di massaggio o di manipolazione,
nonché qualunque forma di calore, interventi controindicati in quanto 
determinano l’evoluzione dell’ematoma verso l’ossificazione intramuscolare circoscritta;

dopo la cicatrizzazione della lesione (da verificare preferibilmente 
con un esame ecografico) è opportuno rieducare la muscolatura mediante esercizi 
di allungamento (stretching) allo scopo di rielasticizzare, per quanto possibile, 
il tessuto di riparazione;

non si devono accelerare mai i tempi di recupero, in quanto, nonostante
tutte le possibili precauzioni, la presenza di una cicatrice fibrosa, 
così diversa funzionalmente dal tessuto muscolare (contrattilità, 
elasticità, resistenza meccanica inferiore), espone di per sé all’eventualità di recidive.
 .

 

.
 
Ecco qui' il post con le spiegazioni precise della mia lesione.
Spero che cio' vi serva per prevenire gli errori che, come me, molti
runner fanno in momenti di stress. 
Quelle qui' sopra sono le mie ecografie e si vede nettamente la differenze
di larghezza della lesione tra la prima e la seconda di mercoledi' scorso.
E oggi ho rimesso le scarpette. Niente di impegnativo 35 minuti di camminata 
a Tor Vergata, ma praticamente il mio primo allenamento in preparazione delle due
maratone autunnali che mi piacerebbe fare.
Evvvaaaaiiiiiiii! 

10 commenti:

MFM ha detto...

Auguroni Ezio, ricorda che l'infortunio è solo un attimo, fra quando corri forte e quando, dopo che è passato, vai più forte di prima!

Ezio ha detto...

Grazie marco.

Francarun ha detto...

menomale Eziuccio ora ti riprendi le tue scarpe e le le tue gambe tornano a correre. il tuo problema è una distrazione e menomale, io invece l'anno scorso ho avuto una lesione del tipo 3 che hai mensionato tu. Sono dovuta stare ferma per un mese e 15 giorni con una fasciatura stretta, e ora dopo un anno risento dolore. é la cicatrice che mi da fastidio, proprio ieri sono stata dal mio fisio e mi ha fatto un trattamento al polpaccio per allentare la cicatrice, con uncini che entrano nella carne e rotelline dentate che rullano sopra il polpaccio. Non ti dico il dolore che ho sentito. Questi infortuni purtroppo si risentono nel tempo e non ti danno modo di correre veloce come lo facevi prima. Almeno a me non mi riesce più andare come prima !
Intanto tu Ezio fai attenzione a no forzare ora, ma lo sai benissimo ! Poi piano piano ritorni a correre e speriamo non ti dia fastidio tra qualche mese come ha fatto a me !

Michele ha detto...

Dall'ecografia si evince che sei al 4° mese. Forse addirittura 2 gemelli :)
Non affrettare il recupero, il tuo corpo ha mandato un segnale alla testa......

Marco Bucci ha detto...

Mi raccomando... non fare cacchiate... prendila con calma ed ascolta attentamente il tuo corpo...!!

stoppre ha detto...

franca : quella che hai fatto tu è una miolisi diacutanea e serve appunto per rendere nuovamente funzionali le fibre di un muscolo fibrotico.
complimenti al fisioterapista, bisogna essere bravi e competenti per applicarla

Anonimo ha detto...

Wonderful journey and experience!

Anneke ha detto...

Ciao Ezio, spero che posso ancora reagire sul tuo post. Aveva già male alla coscia ma dopo un'uscita non potevo dormire la notte per il dolore. L'ecografia ha fatto vedere una distrazione muscolare e il dottore mi ha proibito di fare qualsiasi tipo di attività, neanche il nuoto. Mi stava preparando per la Mezza di Amsterdam ( e poi a Marzo una prima maratona). Vorrei chiederti se, basato sulla tua esperienza, ci vuole tanto per ricuperare. Stavo pensando di correre la Mezza comunque, ma magari meglio che non lo faccio...
Grazie

Ezio ha detto...

Ciao Anneke. premetto che io non sono un medico e semplicemente un runner e nemmeno tanto evoluto. La mia esperienza mi ha insegnato che bisogna fermarsi. 1 mese di stop con qualche seduta di tecar e qualsiasi lesione può non lasciare nessun segno. Io ci ho corso e la mia lesione si è ingrandita. Fortunatamente dopo 5 sedute di tecar terapia non è restata neanche la cicatrice, ma poteva andare peggio....Fermati per la mezza...questo è il mio modesto consiglio.:)

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti...
Sapete dirmi, nel caso delle elongazioni o stiramenti muscolari e distrazioni di prima grado, quando i segni ecografici non sono più visibili?