martedì 10 novembre 2009

"Elogio della Follia" di Federico Chellini


of run, inserito originariamente da Anna Del Vecchio.


Pioggia, vento, gelo… No, non é l’inizio di una pubblicità di uno pneumatico, ma le condizioni climatiche che hanno accolto chi stamani si é presentato a Livorno. La corsa, lo sappiamo, é fatta di dedizione, allenamento, voglia, qualche soddisfazione e tanta sofferenza. Bene, oggi tutte sono state componenti accessorie, meno l’ultima.


Ritrovo il mare, lo aspettavo da nove mesi, come un figlio. Era da Valencia che non lo vedevo. L’avevo lasciato azzurro, confortante, calmo, invitante anche se era febbraio; lo ritrovo torvo, agitato, cinereo, schiumante di rabbia e rancore. Sembra ce l’abbia con tutti, con chi stamani osa sfidarlo, anche solo avvicinandosi per corrergli accanto o per sentirne l’odore o il sapore di sale.
I vecchi sulla terrazza a mare danno uno sguardo ironico verso di noi ed uno verso le onde, scuotono la testa (ma per chi?). 
Stamani non si esce, stamani le barche rimangono ormeggiate. Noi no.


A nessuno vengono in mente le cose che normalmente si associano a questa città. Non ci sono i canali da navigare nei battelli illuminati, non ci sono gli scogli dell’Ardenza, non c’é il cacciucco o il fresco sapore di una frittura di mare. C’é solo acqua gelida e vento, ovunque. Ti avvolge e ti segue da tutti i lati senza una direzione precisa, si insinua e ti entra nelle ossa.
Sembra sempre di andargli contro.
Abbiamo tutti voglia di partire, anche in anticipo, purché si parta, purché finisca il prima possibile. Come un male, un dolore o qualcosa che non vorresti mai dover sopportare.


Ci sono anche tratti coperti dalle intemperie: quelli nelle strade del centro, quelli lungo i canali, ma sono anche quelli più tecnici. Fatti di curve, ponti, lastricati, marciapiedi scivolosi e nessuno a guardarti (come non capirli?).
Poi c’é l’asfalto bagnato quando il percorso ritorna verso l’Accademia Navale. Un passaggio all’interno per apprezzarne la bellezza sfiorando un veliero, sotto lo sguardo attento dei Cadetti. Ordinati, puliti, composti ed eleganti come fossero finti, come non lo siamo noi che gli passiamo accanto sfiorando la loro perfezione.
Poi la strada si snoda verso Antignano, verso il nostro mare aperto. É difficile difendersi dalle raffiche di vento. Provo allora a ripetermi la canzone che quest’anno mi ha accompagnato in tutte le maratone o le gare importanti, vediamo se funziona:


“Remember those walls I built,
Well baby they're tumbling down,
And they didn't even put up a fight
,
They didn't even make a sound…” *


Ma questa volta non fa rumore questa parete, non é ancora crollata, le nostre sono pareti fatte di pioggia e vento gelido e per una volta non riusciamo ad abbatterle, anche se siamo in tanti che avanzando proviamo a farlo. Sbattendoci la testa.


Sento i muscoli indurirsi e le braccia come fossero legno, ogni passo mi rimbalzano le ossa. Ma mancano pochi chilometri, mi distraggo guardando le facce di quelli che ancora devono arrivare al giro di boa. Se anche io ho quella faccia spero di non essere fotografato…
Finalmente vedo lontani i riflettori dello stadio dell’Ardenza, proprio accanto c’é il campo di atletica, l’ultimo giro di pista, gli ultimi 400mt di questa agonia. Penso a chi ancora in gara non é nemmeno a metà, a chi fa la maratona.
Sotto la doccia poi ci ritroviamo con gambe e braccia viola, sembriamo reduci dal primo sole senza crema, dalla prima scottatura… L’acqua calda sembrano tanti spilli che si conficcano nella pelle, ci guardiamo con gli altri e la domanda é: “Ma chi ce lo fa fare?”. Già’ chi ce lo fa fare? Forse la continua ricerca del limite? Il volerci misurare con noi stessi? Il voler trovare le soddisfazioni personali che non troviamo altrove? O forse é semplicemente sana e pura follia?






“Osservate con quanta previdenza, la natura, madre del genere umano ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure esisterebbe. La vita umana non è altro che un gioco della follia.
Il cuore ha sempre ragione” (Erasmo da Rotterdam – Elogio della Follia)




Fede



3 commenti:

the yogi ha detto...

tante domande per una sola risposta: se lo chiamano 'imperscrutabile' ci sarà un motivo....

Francarun ha detto...

C'era anche la Cri e la Luisa, com Marco e altri, mi hanno raccontato cosa hanno sofferto, la Cri ha ancora le braccia dolenti !

Monica ha detto...

E' proprio vero che sono le grandi passioni a muovere il mondo... Non c'è altra spiegazione. domenica era una giornata in cui l'unica cosa sensata sarebbe stata quella di rimanere a dormire... Federico i tuoi racconti sono sempre molto motivanti... Grazie.