sabato 6 marzo 2010

S.Valentino

Il mostro, inserito originariamente da RunForLove.



Qualcuno ha detto che "Della corsa bisogna ammalarsi, quando ti incastra é come innamorarsi di una donna brutta". Per chi non ne ha mai corsa una può sembrare un'esagerazione, un paragone che non regge. A chi invece sa di cosa parlo dopo un istante per metabolizzare il pensiero sarà di sicuro sfuggita una smorfia o un mezzo sorriso. Uno di quelli ironici, di quelli che si fanno per ammettere delle verità.

Come per una passione, un sentimento, come quando ci si innamora non sentiamo chi ci consiglia di lasciar perdere, di non per forza perseguire l'impossibile. Si fanno sacrifici per lei, si affrontano difficoltà, andiamo contro noi stessi, contro tutto e tutti.
Prendiamo schiaffi ma ci rialziamo, veniamo traditi ma ci crediamo, torniamo sconfitti ma ci riproviamo. Come con una donna che ci fa perdere la testa, come con un amore travagliato. Cerchiamo l'altra metà, quella fatta per noi: la "media naranja" come dicono qui in Spagna.
Come Valentino da Terni ci troviamo ogni volta a predicare il nostro credo, la nostra fede, la nostra passione, cercando ogni volta di portare con noi gli amici più cari quasi per convertirli al nostro credo. La fatica ed il sudore come un segno d'appartenenza.

A dire che poteva essere un giorno speciale bastava il calendario, a renderlo tale dobbiamo essere Noi con il nostro sudore, la nostra fatica ed il nostro amore.
Partenza e arrivo dallo Stadio Olimpico, come fosse un Mondiale.
La maglia gialla, quella di un anno fa a Valencia, le scarpe rosse, quelle nuove regalatemi da Mario per Natale.Temperatura gelida e vento contrario, primi Km a ritmo regolare senza forzare ma con l'obbiettivo di trovare il mio gruppo, quello da aiutare ed essere aiutato. Lo trovo dopo 10km e non lo mollo più. Ci teniamo stretti e compatti, ci proteggiamo dal vento e dalla fatica.
Siamo come crociati in cerca del Sacro Graal. Come Don Chisciotte corteggiamo questa città con timore, reverenza e rispetto, sapendo che potrà tradirci quando meno l'aspettiamo. Come con un amore lottiamo contro i mulini a vento in cerca della nostra Dulcinea.

Mille pensieri passano per la testa, rivivo le emozioni delle lucenti vetrate e le volte gotiche della Cattedrale, gli stucchi moreschi dell'Alcazar. Assaporo il "sabroso" gusto delle tapas e la freschezza di una birra. Cado come in un trance ipnotico scandito dal rumore dei passi, dal ritmo regolare del mio plotone, del mio esercito. Chiudo gli occhi ma le gambe vanno. Da sole, come un aereo col pilota automatico. Rischio più volte di fare strike inciampando nelle gambe di chi mi è intorno e vengo guardato male...

Rettilineo infinito e la Giralda all'orizzonte, ripercorro con il pensiero le rampe sferzate dal vento gelido del giorno prima.
Recuperiamo sui primi che mollano, regolari come sempre, passiamo la mezza e vengo "svegliato" dal beep dei chip sul tappeto dei cronometristi. Continuo a nutrirmi con il gel, come faccio regolarmente da dopo la prima ora di gara.
Un tratto di pavè mi riporta alle viuzze strette del barrìo de Santa Cruz, il più suggestivo, il più vero, il più andaluso. Rivedo i muri bianchi, i cornicioni giallo ocra, i terrazzini ed i fiori alle finestre, ne annuso gli odori e ne gusto i sapori.
Sento gli "!Animo!" ma non ascolto, avverto le mani ma non tocco, vedo la gente ma non guardo. Ripeto il mio mantra, seguo il mio credo.
Faccio fatica sulle pendenze della Triana ma taglio curve, prendo traiettorie, guido il plotone e vedo spuntare la vetta del ponte Alamillo. É accanto allo Stadio! Bianco, tiranti d'acciaio; come una cometa mi indica la direzione, la via più breve.

Avevo letto giorni prima di una leggenda che narra di come Valentino da Terni passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.
Lo prendo come un segno e colgo dalle mani di una ragazza l'ultimo bicchiere d'acqua prima dell'arrivo.
Ecco il tunnel, mi godo il momento, l'infinito in un passo. Sento le urla di chi é sugli spalti, agito le braccia a chiamare gli applausi.
Mi ero risparmiato dopo i 35km per godere a pieno queste emozioni, per fare di questo un momento da ricordare. Da portare nel cuore.

Oggi non mi ha tradito, oggi c'era e c'era solo per me. Oggi la mia donna brutta mi ha strizzato l'occhiolino e mi ha baciato. Oggi ci sentiamo inseparabili guardando il nostro cielo azzurro e l'orizzonte senza nuvole...
Oggi 14 Febbraio, San Valentino.



« Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense."
Queste parole da lor ci fuor porte. »


(Dante Alighieri , Inferno V, 100-108)

Federico 2:43'56"
Yuri 3:00'33"
Mario 3:00'34"

Federico Chellini

5 commenti:

the yogi ha detto...

bello... bisogna solo aggiungere che, qualche volta, non è un sentimento ricambiato! :(

Alvin ha detto...

temponi lontanissimi, racconto vero ed emozionante, complimenti!

er Moro ha detto...

Vero e toccante..hai toccato un tasto, anzi, ti sei sdrajato sulla tastiera :D

Marco Bucci ha detto...

Daje Ezzie... - melanconia e + tostaggine..!!!

Ezio ha detto...

...che c'entro io...