martedì 23 marzo 2010

"Questa maledetta domenica"




Biancheria di ricambio, asciugamano, telefono, indumenti da buttare... le solite cose. Poi nello zaino anche l´iPod e come abitudine lo accendo mentre usciamo per andare alla partenza. Con me Yuri, questa volta siamo solo in due, con ruoli ed aspettative diverse ma lo stesso fine: dare il meglio di noi stessi, come sempre. Perché in fondo ogni istante, ogni momento, ogni ora, ogni giorno che passa può essere un'occasione mancata. Ma non é detto che non ce ne saranno altre belle, magari in maniera diversa. Ma non quelle.
Parlo di quei treni che hai lasciato passare, continuando poi a seguirli da lontano raggiungere le rispettive destinazioni. Pretendere che tornino indietro, é impossibile e sarebbe l’ennesima delusione, ed allora ti accontenti che ti guardino dal binario affianco e magari ricambi il sorriso aprendo il finestrino ed aspettando una ventata di aria fresca quando ti passano accanto. Talvolta basta un sorriso, certe altre sapere che c’é, ma comunque vada non é più il tuo treno e non ci puoi più fare niente. A meno che non passi nuovamente, ma questo succede solo nei film.
Isolarmi, rendermi impermeabile, inaccessibile, caricarmi prima del via. Scelgo sempre con cura la musica che poi continuerò ad avere in testa per questo viaggio di tre ore.


Con me funziona sempre. Ma stamani non trovo quella giusta, forse per oggi non c'é, forse per oggi ci vuole altro; ed allora mi ricordo di una cosa che ho dentro da tempo ...e lo metto, voglio iniziare con il mio amico il compito che vado da svolgere e gli dico di ascoltare, metabolizzare, assorbire.




...inizia un monologo, una voce maschile, rauca, da uomo vissuto direbbe qualcuno. Te lo immagini con la faccia segnata, i capelli arruffati e magari un bicchiere di scotch ed una sigaretta in mano. Gli senti vibrare le corde vocali, vedi le vene del collo pulsare, senti quest'onda che piano ti entra dentro e ti scorre nelle vene. ...Guardo Yuri, la voce interpreta perfettamente quello che gli voglio dire, e quello che voglio trasmettete alla mia squadra, ai miei ragazzi, a quelli che si sono posti in 3 ore il limite di tempo per cogliere la loro occasione:




"...Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, sino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso, signori miei. Credetemi.


E... possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta..."

Mi guarda, e capiamo entrambi che oggi quella luce vale molto di più delle altre volte, oggi quella luce può essere l´inizio di una nuova vita, più consapevole di noi stessi, di quello che siamo e di quanto valiamo.. lo sport e la maratona sono solamente il mezzo per capirlo e rendercene conto. Non so a che maratona siamo entrambi e quante altre volte ci siamo avvicinati alla partenza, speranzosi, infreddoliti, ma consapevoli che era solo uno sport.


Guardo i suoi occhi vispi mentre assorbe ogni parola, ogni frase, ogni concetto.


Vorrei poterle urlare io e vorrei farlo poi con la mia squadra, vorrei poter dare ad ognuno la mia forza, le mie gambe, i miei polmoni. Vorrei avere indosso tutti i loro chip.. o portarmeli tutti in spalla...




"..io però non posso farlo per voi..."

Ci si allena per mesi, quattro o più volte la settimana, macinando asfalto, sputando sacrifici e sudore. Allenandoci anche quando non si ha voglia, quando pensi che in fondo stavi meglio sotto le coperte e che magari ti avrebbe fatto meglio volerti bene.


Quanto vento, freddo, pioggia e domeniche mattina tolte al tempo libero, alla famiglia, a noi stessi...




Lo facciamo perché ci piace, ma anche perché abbiamo preciso in testa un obiettivo: limare anche solo un secondo al nostro limite precedente. Con il tempo poi le prime gare, i primi confronti, i primi piccoli esami. Talvolta superati altre volte meno, ma sempre affrontati con tutti noi stessi.




Quando hai preso più schiaffi che carezze, quando hai ancora il segno delle dita che brucia, quando sei consapevole che non sei tu quello che perde il bene più prezioso deleghi a qualcosa il cui esito dipende solo da te stesso il riportarti in superficie, il farti tornare ad essere visibile, a farti sentire che ci sei e che in fondo sei più unico di quello che vogliono farti credere.


È una iniezione di autostima quello che cerchi, il sentirti invincibile, inaffondabile, il poterti dire: "...ma chi m'ammazza?!"


Anche se spesso poi dura solo lo spazio di mezza giornata...





"...Sapete col tempo, con l'età tante cose ci vengono tolte ma questo fa... fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri..."

Già...centimetri, oggi di centimetri ce ne saranno più di 4 milioni ed ognuno più importante di quello che lo ha preceduto, ma tutti attaccati l´uno all´altro come gli istanti che fanno una vita, come i momenti che la cambiano. Ed ogni centimetro può essere un centimetro felice, pieno di soddisfazione ...o può farci tornare a terra, da dove siamo venuti, da dove vogliamo sollevarci.
Sta a noi ed alla nostra forza, alla nostra volontà far in modo che quella goccia di benessere che c´é in ogni centimetro possa riempire il nostro personale serbatoio.

"...i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo..."

Poi penso a quelli che oggi cercherò di aiutare per coronare il loro sogno, a riempire il loro serbatoio, a fare in modo che una domenica qualsiasi diventi un giorno indimenticabile. Penso a quelli che sono il mio gruppo, la mia squadra, il mio plotone. Mi sento responsabile della loro gara, del loro sogno... E vorrei motivarli e ricordargli che se vogliono stare con me devono sottomettersi ad un preciso ed imprescindibile concetto:
"..In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire..."
Sono disposto a tutto per quel momento infinito dove dopo il traguardo mi cercano, mi abbracciano, piangono su di me tutta la loro gioia ed il loro sudore. Mi rendono partecipe del loro ritorno alla superficie, alla visibilità, del loro non aver mancato la presa. Mi rendono parte di quel centimetro
Perchè..

"...in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare..."

Sarò gli occhi da guardare per trovare conforto, coraggio e la determinazione necessaria per guadagnare centimetri, metri, terreno insieme a loro.Sarò il loro supporto, la loro spallail loro consigliere e motivatore. Sarò tutto quello di cui avranno bisogno

"...Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente..."
Perché la Maratona è come la vita: a volte sei in testa, a volte resti indietro
La corsa è lunga, ma alla fine la sfida è solo con te stesso, e talvolta i risultati come le cose belle arrivano improvvise. Come il primo giorno di primavera.

E' la maratona ragazzi, è tutta qui

Federico

5 commenti:

Ezio ha detto...

Volevo solo dire che sabato ho finalmente conosciuto per pochi attimi Federico all'expo. Sono contento di averlo ogni tanto sul mio spazio.

Tosto ha detto...

Ahh ecco!
la maratona è una brutta bestia bisogna saperla domare!
ammazzate :)

Monica ha detto...

Leggerlo mi emoziona sempre tantissimo, ma credo che quello che mi piaccia più di Federico sia la sua consapevolezza... il suo comprendere che ogni volta è diverso, che ogni volta può essere un'incognita... nello sport come nella vita.

er Moro ha detto...

lungo, interminabile post... Ma ne è valsa la pena arrivare fino in fondo!

Odorica ha detto...

Salutari, din Romania !